Storico Carnevale di Ivrea

Eventi Gastronomici

I Fagioli Grassi

C’è una lunga tradizione gastronomica legata al Carnevale d’Ivrea: “i fasei gras

Ingrediente fondamentale sono i fagioli di Saluggia, cotti lentamente per circa 12 ore con salamini e preive, cotiche arrotolate con spezie e aromi, nei pentoloni di rame.

Anticamente i fagioli venivano fatti cuocere nel forno del paese dentro la famosa tofeja di terracotta.

La caratteristica delle fagiolate eporediesi è che sono tutte autonome e autofinanziate dagli abitanti dei vari rioni

50252_57282213754_3661685_nMugnaia e Generale sono e rimarranno nel tempo i personaggi principi della più importante manifestazione eporediese; Ufficiali, Sostituto Gran Cancelliere e Podestà compongono quel tanto mirato ed applaudito corteo storico che sfila per le vie cittadine; e come dimenticare gli aranceri, vera anima della festa, le piazze variopinte che accolgono migliaia di giovani e meno giovani pronti a darsi leale battaglia a colpi di succose arance; e poi … le “fagiolate”, parti integranti della storica manifestazione, undici in totale poste nei vari rioni cittadini. Migliaia le persone che affollano i punti di distribuzione, chi per il tradizionale assaggio, chi con pentole e barachin preferisce l’asporto per poterli comodamente gustare tra le mura domestiche: e il profumo inebriante dei fumanti faseuj grass si diffonde rapidamente all’interno del rione, pochi sfuggono alla sua cattura. Gli ingredienti per tutte uguali: fagioli piccoli e striati cotti con i preive, cotiche di maiale arrotolate con spezie ed aromi, ossa di maiale e salamelle, poi è opera dei cuochi a porre un sigillo per ognuna delle undici fagiolate che le renderanno simili, ma non uguali.

La fagiolata di Bellavista è una delle prime in ordine di tempo. Si svolge infatti la prima domenica di alzata degli Abbà, chiamando a raccolta gli abitanti dei quartieri Sacca, Bellavista e Sacro Cuore. È nata nel 1976 dalle ceneri della vecchia fagiolata di San Grato, che negli anni ’40-50 eleggeva anche una propria Mugnaia. La distribuzione degli oltre 15 quintali di fagioli, avviene presso il piazzale del Circolo Endas. Nella stessa giornata, ma in direzione opposta, è il momento della fagiolata di San Giovanni, ultima nata in ordine di tempo (1984). Sono quattro i quintali di fagioli che vengono distribuiti in piazza Boves centro del giovane quartiere, coinvolta nell’euforia della festa anche la zona posta tra il bivio di San Giovanni e Ponte Breda.

La domenica precedente lo Storico Carnevale, in coincidenza con la seconda alzata degli Abbà, sono ben quattro i punti di distribuzione:

Montenavale, Torre Balfredo, Cuj dij Vigne e San Pietro Martire. La fagiolata di Montenavale vive uno dei suoi momenti più simpatici e suggestivi durante la “raccolta” tra gli abitanti del rione, coinvolti in un turbine di allegria condita da un buon bicchiere di vino ed una vecchia canzone. Antica fagiolata del 1972 rinata nel 1988 dopo un intervallo di 25 anni, si svolge nel parcheggio dell’ ex Centro Studio Olivetti. In cottura nei grandi paioli oltre 7 quintali di fagioli. A due passi da Ivrea, nella piccola ed accogliente frazione di Torre Balfredo, si svolge l’omonima fagiolata, ed è tradizionalmente il gruppo dei coscritti ad occuparsi dell’organizzazione supportati da validi “fagiolari”, una decina in tutto, legati all’ambiente bocciofilo. È nata nel 1976 la fagiolata di Cuj dij Vigne: in uno splendido scenario naturale, tra i laghi Sirio e San Michele, nel giorno di distribuzione vengono elargiti agli abitanti di Canton Gabriel e Moncrava oltre quattro quintali di fumanti fagioli grassi, mentre le note della fanfaretta degli “Amis” rallegra i numerosi intervenuti. Presso il bar Nino, nel verde rione di San Pietro Martire, si svolge la tradizionale fagiolata nata nel 1972. Quattro i quintali di fagioli che vengono cucinati e successivamente offerti alla popolazione che affolla il luogo di distribuzione; ai molti collaboratori sono affiancate le “fagioline”, così vengono infatti chiamate le ragazze e le donne all’interno del gruppo.

In una delle vie più caratteristiche della nostra città, nel pomeriggio del giovedì grasso in coincidenza con il trapasso dei poteri dal Sindaco al Generale, si svolge la fagiolata di via Palma, per l’occasione imbandierata a festa. Distribuzione che avviene solo dopo il passaggio e tradizionale assaggio da parte degli storici personaggi accompagnati dalle note dei Pifferi e Tamburi.

Una particolarità che contraddistingue la fagiolata Dora Baltea dalle altre, è senza dubbio la preparazione di gustose costine che vengono distribuite in assaggio il sabato sera di Carnevale. La fagiolata é nata nel 1967 e si svolge presso le case dell’ex Montefibre, dove era consuetudine, fino a pochi anni fa, organizzare giochi e momenti di intrattenimento per tutti i bambini intervenuti, tra cui la classica rottura delle pignatte.

Nell’area dell’ex Polveriera si svolge invece la fagiolata di San Lorenzo: anch’essa nata nel 1967. Oltre 14 i quintali di fagioli distribuiti la domenica mattina di Carnevale agli abitanti dell’elegante quartiere, rione per l’occasione imbandierato con grandi vessilli di colore bianco e blu.

Tra gli abitanti dei cantoni Arbore, Burzio, Carasso, Caserio, Getto, Moretto, Mussano e Paciotto si snoda il chiassoso corteo atto alla raccolta dei fondi pro-fagiolata di San Bernardo. Sono i coscritti i promotori ed organizzatori dell’iniziativa, per altro ben spalleggiati da genitori, amici e simpatizzanti, mentre la distribuzione avviene la domenica mattina di Carnevale presso la Chiesa Parrocchiale.

La fagiolata del Castellazzo è la più vecchia delle dieci fin qui citate, tanto da non riuscire neppure ad individuarne un’ipotetica data di nascita. È l’unica ad essere inserita nel Cerimoniale dello Storico Carnevale e, nonostante il passare degli anni, conserva tuttora l’aspetto “benefico”: sono infatti distribuite circa 1500 razioni ai più bisognosi della città, razioni che contengono pane, salame, cioccolata, arance, vino e naturalmente fagioli. Sotto i colori rosso-blu del rione di San Maurizio e San Domenico, sono migliaia le persone in trepida attesa dei fumanti faseuj, 15 i quintali cucinati e distribuiti la domenica mattina di Carnevale, oltre a panini ed un non ben precisato quantitativo di vino rosso.

In questo breve, ma intenso tour gastronomico, abbiamo potuto apprezzare quale e quanta sia la semplicità ed amicizia che lega tutte queste persone che, con tanta passione, si prodigano per la buona riuscita della manifestazione, persone che lavorano dietro le quinte, ma che nulla hanno da invidiare ad altri più conosciuti personaggi del Carnevale.

3Polenta e Merluzzo

L’evento gastronomico che chiude lo Storico Carnevale d’Ivrea, in concomitanza con il primo giorno di Quaresima è la Polenta e Merluzzo

Sacro e profano si incontrano dunque nel mercoledì delle ceneri alla presenza di Mugnaia , Generale e di tutti gli altri personaggi storici.

Ad occuparsi di tale e gravoso impegno è il Comitato della Croazia

Parte integrante e consolidata nel tempo, “polenta e merluzzo” è uno spaccato prestigioso della manifestazione eporediese, ma pochi conoscono cosa si cela dietro le quinte di questa opera in più atti, nota soltanto ai più attenti conoscitori dello storico Carnevale di Ivrea.
Cercheremo, pertanto, di raccontare le varie fasi in cui si articola la preparazione del prelibato e succulento piatto che verrà distribuito in piazza il mercoledì delle Ceneri, partendo dal gruppo che lo predispone. Il Comitato della Croazia, con a capo il Bano, Walter Garetto, è composto da trenta infaticabili persone che, nell’accogliente sede situata nell’antico cuore del Borghetto, si prodigano la settimana precedente il Carnevale nei più disparati lavori di preparazione.
Contattato per tempo il fornitore del pregiato pesce, normalmente proveniente dall’Islanda, il suo arrivo è atteso con trepidazione in via Gozzano e, sette giorni prima di Carnevale, puntualmente come sempre, mille chilogrammi di merluzzo lavorato sbarcano in attesa della lavorazione. Estratto delicatamente dalle confezioni, ognuna da 25 chili, viene in primo luogo eseguita una grossolana opera di battitura per eliminare parte del sale presente sul pesce; a cui fa seguito il taglio delle pinne e delle code. Disposto successivamente in enormi catini, il merluzzo viene interamente coperto d’acqua e, nei successivi cinque giorni, ripetutamente lavato invertendo il suo ordine in vasca, per cui il primo estratto sarà posizionato in fondo e viceversa, per un totale di tre risciacqui e tre cambi d’acqua.
Il sabato di Carnevale viene finalmente depositato su enormi tavoli per un colpo d’occhio di sicuro effetto: sono infatti quattro le montagne di merluzzo che svettano nella sede della Croazia, senza che le stesse lascino presagire quanto di buono sarà fatto con loro di lì a poco.

Sgocciolato a dovere per due giorni interi, nella serata di domenica (quando dalla vicina piazza si diffonde nell’antico borgo l’acre profumo di arance del primo giorno di battaglia), si procede al taglio dei pezzi, poi depositati in grandi contenitori di acciaio.
Assieme alla prima fase della lavorazione del pesce ancora “crudo”, cinque i giorni in totale, si svolgono collateralmente altre importanti operazioni. La prima, e fondamentale, è la sbucciatura di 1100 chilogrammi di cipolle, effettuata in tre giorni con il prezioso contributo delle donne del rione, che provvedono al taglio delle stesse in egual spessore al fine di rendere omogenea la cottura. A questo s’affianca la sbucciatura di 6 chilogrammi di aglio, cui fa seguito la prepazione degli ingredienti che andranno a consolidare il sugo.
Accesi i fuochi nel primo pomeriggio del lunedì, il lavoro si protrarrà per ventiquattr’ore, con due squadre che si alterneranno nella preparazione, procedendo con la friggitura del merluzzo e la cottura del sugo: al termine, dodici teglie ospiteranno ben quattro strati di merluzzo e gustosissime cipolle.
Quando sorge il sole, il mercoledì delle Ceneri vedrà all’opera i “polentai”, con una sgargiante giacca rossa: è un gruppo nato nel 1993, con il supporto di alcuni componenti della squadra dei Tuchini, all’interno del Comitato della Croazia (preceduto, nell’ordine, dai polentai della Valchiusella che risalgono al 1968, e dal gruppo di Tavagnasco del 1992): sono nove i paioli in cui stanno cuocendo da 1200 a 1400 chilogrammi di fumante polenta.
La visita di Mugnaia e Generale, accompagnati solitamente dalle autorità civili e religiose cittadine, apre ufficialmente la distribuzione e, in un paio d’ore al massimo, vengono distribuite oltre tremila razioni a una folla che, anno dopo anno, va crescendo a dismisura. Vengono allestiti, per l’occasione, due tavoli per un gruppo di persone diversamente abili, che ricambiano l’ospitalità facendo omaggio di oggetti artistici da loro realizzati nella bottega dello “Scacciapensieri”.
Da sottolineare il fatto che il Comitato della Croazia è presente con le sue prelibatezze a Fagiolandia in piazza Ottinetti, mentre il lunedì di Carnevale riceve gli amici al “Palamerluzzo” presso la sede per il tradizionale assaggio, e nel pomeriggio del sabato vengono distribuiti in omaggio degli ingredienti per la preparazione (farina, cipolle, olio e merluzzo) alla Casa dell’ospitalità di via Burolo, alla Comunità Alloggio di vicolo San Savino, alla San Vincenzo del Borghetto, e San Maurizio fornisce invece un elenco delle persone più bisognose che possono così usufruire di speciali buoni per l’asporto del merluzzo.

Nessun eporediese che si rispetti può scordare o lasciarsi sfuggire l’appuntamento del mercoledì delle Ceneri con il tradizionale piatto di magro a base di polenta e merluzzo preparato dai maestri polentari della Croazia capitanati dal Bano Walter Garetto.
Ma solo pochi eporediesi sono a conoscenza di quali incredibili retroscena si nascondano dietro le delizie delle cipolle rosolate a fuoco lento, il ritorno in acqua del pesce norvegese e i milleduecento chili di gustosa polenta che verranno distribuiti.

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